Tanto prima o poi …gli altri siamo noi – 107 esimo giorno di viaggio

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In questi giorni sono a casa, fiaccata in primis da una brutta bronchite che si è impossessata di me, proprio ora, che il Coronavirus imperversa e dove  tutti siamo frullati dentro a quel  delirio comune,  che ci devasta  l’anima e il corpo, denominato” Pandemia”.

Ieri l’11/03/2020,  hanno dichiarato: è Pandemia, siamo in Guerra! Una lunga guerra… Piano piano, quasi senza accorgercene,  siamo scivolati dentro a uno di quei brutti film di fantascienza, dove la terra è contagiata tutta quanta e dove un Super eroe alla fine salverà  tutti… finisce sempre così, di solito il bene, prevale sul male. Speren! Gli attori reali, gli Italiani, all’inizio refrattari alle regole, hanno cominciato col fregarsene e hanno  continuato ad uscire e a spargere a go go il virus, con il sorriso sulle labbra… dopo il comunicato di Conte di ieri sera, pare si siano calmati, pare abbiano capito la gravità della situazione… era ora!

Leggevo su fb , una  donnetta chiedeva perchè mai , dovevano chiudere anche le chiese? Ma la poverina che se lo domanda, mi chiedo, arriva al chilo? Credo di no e non voglio certo soffermarmi su certi individui che hanno lo stesso spessore cerebrale di un protozoo e ce ne sono davvero tanti.

In questi giorni barricata in casa, cercando di interrompere il contagio, un pensiero mi attraversa la mente… l’uomo riuscirà a salvare se stesso?  Tutta questa corsa in questi anni, ere, millenni, corsa alla cosidetta evoluzione, alla  civilizzazione… ma siamo davvero civili, quando con arroganza arriviamo a sputare in faccia a un medico, perchè siamo spazientiti dall’attesa,  perchè io sono più importante di te e devo essere guarito per primo?

In questo periodo, in cui  l’uomo ha fatto innalzare la temperatura della terra, i virus prolificano ed è stato “obbligato” a fermare tutte le attività,  ecco che l’aria diventa respirabile, com’ è successo in Cina, da anni non si respirava così … e dopo tutto questo correre, correre sempre , adesso ci dobbiamo fermare e dobbiamo pensare in termini di comunità e non di individualità.

Abituati a pensare a noi, come se fossimo tanti piccoli mondi, presi solo da noi stessi, sempre dentro a quella corsa consumistica dell’avere, ma avere cosa poi? Un vestito firmato, un auto nuova che ci faccia sentire fighi?

Dobbiamo smettere di pensare a noi come piccoli universi egocentrici e cominciare a pensare a noi come appartenenti alla comunità, dobbiamo prenderci cura degli altri e così facendo ci prenderemo cura di noi stessi… voglio pensare a quell’Italia fatta di belle persone, non voglio farmi prendere dallo sconforto… l’Italia fatta da Leonardo da Vinci, da Galileo Galilei, da Dante Alighieri, dal Cavour, da Verdi,  dal Manzoni, dal Leopardi  e dai ricercatori, da Rita Levi Montalcini e da tantissimi altri Uomini e Donne che hanno fatta Grande questa bellissima l’Italia.

Penso  ai veri eroi di questa brutta  storia, ai medici, agli infermieri, ai virologi, a tutto il personale medico e paramedico che sta lavorando H12 per accogliere i malati, per curarli nelle sale di rianimazione.

Tutto questo ci deve fare riflettere, deve farci capire quali sono le priorità, dobbiamo prenderci cura della terra, dell’uomo, dobbiamo smettere di farci la guerra gli uni contro gli altri,  siamo tutti appartenenti a una razza, che è quella umana e smetterla di additare come se ci fossero “degli  altri”  diversi da noi, perchè prima o poi “gli  altri siamo noi”!

Ce la faremo, tutti assieme.. mai da soli…

Esco,  vado a buttare il vetro, e vedo che sono spuntate le viole nel  giardino… la natura … segue sempre  il suo corso. IMG_8559

Paradiso? No grazie … 106 esimo giorno di viaggio.

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IMG_0048 BIIISIo: S’agh fus sta mi int al paradis terrestre, mo qual póm, quale mela mi avrebbe tentata? Al serpent a gh’arev dà un calz int al cul e adès a saré ancora là, a ciapàr al sol, da la ma­tìna a la sira, senza far gnent , come una dea e per di più immortale.
Mi i póm a ni mitrev gnanch int la torta di mele!  Fìgurat! Par mi l’è un dilemma la scelta !
Il serpente:  Mela Renetta la più “nobile” delle mele visto che al so nom al deriva dal fran­cés “reine” che significa regina, o la mela Golden Delicious, trop dolza par mi, o al póm ad Biancaneve, ch’al duveva essere una Stark Delicious, visto al culór  ross intens…
Io: No, no, guarda a mi i póm in m’e mai piasest…ma vot  mettar na  pèsga, na fràgula, un fritto misto, du caplàz con la zuca, o la salamina da sugh col purè Pfanni, as fa prima a fa­ral e l’è come quel ad patach… propria un póm al gh’duveva far gola a Eva, la n’à magnà una sola e guarda com a sen finì!
Per riassumere il fattaccio velocemente allora, cal dì, ta gh’jéri ti …
Serpente : Mi?
Io: Si, belo, ta gh’jéri anch a ti ! Brisa interrompar e pò, t’an incumincesi  a cuntar dil ball!
Quindi ricapitolando: a gh’jéra Eva, ti, e cl’insuls d’Adamo. Ti come to solit t’a cumincià a zcorar, zcorar, e t’à infierì gend che “una mela al giorno toglie il medico di torno” e pò d’altronde at sa far sol dill ciàcar, ed Eva la jérà acsi agra d’ascultàrat e par strigàrat d’into­ran, l’ha stacà al póm da l’àrbul e a dir la vritá la tl’à tira in có e pò sicóm la donna, la  pensa sempre anch al so om, ha offerto la mela ad Adamo, ch’al n’a brisa pensà (d’altronde j’òman quand mai i pensa?) ad rifiutar, e acsì il patatrac!
Po la colpa alla fin l’è sempar dill donn ! Pussibil?
Così furono cacciati dal paradiso terrestre par un póm… e poi i dis che la frutta la fa ben!
Comunque si ritrovarono dal Paradiso in cui sinceramente Eva la cuminciava a rómpras ill scàtul,  catapultà  int un paisìn dla bassa, dove i tramonti e le albe assomigliavano tanto a quelli dell’Eden perduto.
Adamo ch’al jérà abituà a star sul divan a guardar da la mattina a la sira i programmi  dla Champions League celestiale, ai mondiali in anteprima, ancora da disputare… dovette ini­ziare a lavorare e usare quelle manine sante immacolate, anch parché Eva gli disse un giorno par sblucar la situazion : “Senti belo, chi non lavora non fa l’amore! “
Alora Adamo divenne coltivatore! Cominció a coltivare barbabietola da zucchero e dietro casa cominciò ad allevare polli, conigli, oche e anitre.
Eva ebbe il primo figlio con tanto dolore, anch parchè al jèra quàtar chilo e du éto, e poi con meno dolore gli altri (parché la furbìna la stava a dieta), nacquero tanti figli che pò mandari a scola tuti pulit e urdnà an jéra brìsa fazil, par furtuna qualcuno inventó la lavatri­ce, salvatrice delle donne!
Gli anni passarono e il ricordo dell’Eden sbiadì nel tempo, sulla terra si abbatterono guer­re, conflitti mondiali, l’olocausto, la mancanza di cibo fece morire tanti bambini di fame e ancora guerre, e gli anni, i secoli, le ere passarono, ma l’uomo non imparò MAI  a stare al mondo! … che il 2020 sia l’anno buono? Se riusciamo a sopravvivere al corona virus… chissà… forse?

105 esimo giorno di viaggio – Albert

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C: Buonasera albero, come sta?

A: Buonasera, io sono un Populus alba, volgarmente detto Pioppo bianco, ma puoi chiamarmi Albert e ti prego, diamoci del tu.

C: Come vuoi Albert.

A: Ed io, con chi ho il piacere di parlare?

C: Piacere… Caterina. E’ da un po’ che ti osservo sai?

A: Ah si? E perché mai?

C: Al mattino faccio sempre questa strada, per recarmi al lavoro.

Mi piace guardare le mura della città, gli alberi e le persone che portano a spasso i cani.  I miei occhi però si posano spesso su di te.

A: Perché proprio su di me?

C: Perché sei originale, proteso con il fusto in avanti e con i rami indietro a guisa di ali, sembri un angelo che sta per spiccare il volo.

A: Nessuno mi aveva mai descritto così… Alcuni passanti dicono: che strano albero, lo hanno potato e sembra monco – tu invece sai trovare la poesia dentro di me – belle le tue parole.

Sai, sto passando un po’ la crisi della mezza età, come dite voi umani, sono sano e longevo, ma sto invecchiando. Vedi la corteccia com’è solcata longitudinalmente e com’è diventata ruvida e scura?

C: Non lamentarti Albert, sei un bell’albero alto e robusto; i rami che ti hanno potato ricresceranno.

Quando arriverà la Primavera e spunteranno quelle tondeggianti foglioline verde scuro sopra e bianche sotto, ti sentirai davvero rinato.

Sento una bella energia provenire da te, ed e’ per questo che sono qui, ma non sei stanco di stare eternamente fermo?

A: Fermo io? Le mie radici sono sempre in movimento e continuamente penetrano in profondità nelle viscere della terra; Mi sento vivo e gioioso e tutto il mondo che mi gira attorno mi fa sentire in movimento.

Mi trasformo in continuazione, cresco, cambio le foglie in Primavera, divento sempre più alto e forte, ti sembra che stia fermo?

Spingo le radici nelle profondità e allo stesso tempo espongo le mie foglie e i miei rami alla luce del sole.

Anche tu devi crescere come sto facendo io, non in un solo punto, ma in tutte le direzioni, verso l’alto e il basso, verso l’esterno e l’interno.

C: Come mi sento piccola Albert, alla fine sono io, quella ferma immobile.

A: Vieni qui, smettila di fotografarmi e avvicinati di più.

C: Così va bene?

A: Si … ti sembrerà folle, ma vuoi abbracciarmi? Non sentirti obbligata però…

C: Certo che lo voglio!

A: Cosa senti?

C: Sento dentro di me le tue Primavere; i tuoi Inverni; sento il cinguettio di piccoli uccellini in ansia per il loro primo volo, verso la vita; sento la furia delle tempeste sui tuoi rami; il soffiare di venti gelidi; sento i raggi  del sole che riscaldano  il tuo tronco; sento il volo smarrito di uccelli al minacciar del tuono; sento le tue radici salde; il tuo respiro; la tua saggezza, il tuo amore per l’universo intero.

Ora, devo andare.

A: Tornerai a trovarmi?

C: Certo che tornerò.

A: Devo dirti alcune cose, ma non ora…vai adesso.

A presto.

C: Ciao Albert.

 

22/01/13

 

104 esimo giorno di viaggio – La fiamma brucia l’ego …

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IMG_2395 - Copia“L’amore è una pic­cola morte, e la morte è un grande amore; non si tratta di due cose dis­tinte. L’amore è una pic­cola onda nell’oceano della morte. Per questo si ha paura dell’amore tanto quanto si ha paura della morte. La gente sem­plice­mente recita il gioco dell’amore, non ci va a fondo. Si guarda bene dal pren­dere qual­si­asi impegno, dal coin­vol­gi­mento totale; per­ché, se entri pro­fon­da­mente nel mondo dell’amore, la sua fiamma bru­cia il tuo ego.
La gente ama, o almeno finge, crede di amare, per­ché una vita senza amore non ha senso. Se non si ama, la vita non ha senso; se si ama davvero, l’ego scom­pare. Per questo nascono i com­pro­messi: più in là di tanto non si va. Non si arriva mai in pro­fon­dità: si sfiora la super­fi­cie. E senza amore non si può stare, ci si sente inutili, futili.
La vita diventa un deserto senza senso, senza musica, qual­cosa di des­o­lato. Ci si limita a veg­etare: non ami vera­mente, non vivi real­mente. Amare e vivere sono sinonimi.
E’ per questo che si tenta il gioco dell’amore: ci tiene impeg­nati. Ma non si va vera­mente in pro­fon­dità. La gente se ne tiene fuori per­ché, se entrasse davvero nella dimen­sione dell’amore, l’ego scomparirebbe.
A quel punto tu non ci saresti più: a quel punto esiste Dio”.

Osho

103 esimo giorno di viaggio: Buona Pasqua

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03EBB7ED-BA67-4514-B97A-11B3102A9257Che sia davvero una Buona Pasqua di risurrezione anche per noi … non un augurio così in automatico, di default,  tanto per la tradizione

Vi auguro di rinascere e risplendere in questa Pasqua e che possiate guardarvi dentro , cercando di comprendere davvero cosa bolle in pentola, cercando una volta tanto di non dare la colpa agli altri dei vostri malumori, ma di provare   a crescere  e a migliorarvi , cercando se possibile un po’ di coerenza, ed imparando  ad essere sinceri con  voi stessi e anche con  gli altri.

È difficile crescere è doloroso a volte, ma neccessario , per evolverci, per prendere in mano davvero, la vostra vita.

Io ci provo, non sempre ci riesco … ma l’importante è provarci e riprovarci fintanto che ci si riesce… e allora Buona Pasqua!

 

Centoduesimo giorno di viaggio: Silenzio

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Nel mio cuor, nell’anima

c’è un prato verde che mai,

nessuno ha mai calpestato, nessuno

se tu vorrai conoscerlo

cammina piano perché

nel mio silenzio

anche un sorriso può fare rumore,

cantava Battisti.

Davvero  il silenzio è d’oro? Non sarà che dentro  a un silenzio a volte ci si nasconde? Sotto la copertina calda del silenzio, nascondiamo tutte le nostre paure? Quello che non sai, non puó farti male e così pure quello che non vuoi dire, non puó fare male?

O forse il silenzio nasconde la verità, che poi non c’è  un granchè da dire … io vedo i silenzi come pietre, che messe una sull’altra formano muri .

I muri dividono.

Io sono per la comunicazione sempre e poi certamente un bel tacer, non fu mai scritto , ma comunicate gente !

Fin dagli albori della storia anche l’homo habilis cercava già di comunicare a modo suo e noi uomini del terzo millennio…abbiamo voglia di comunicare o no?  O è meglio pensare che nel silenzio ci siano tutte le risposte che desideriamo?

Meditate gente… meditate, ma neanche troppo…

 

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…E nella luce vivida vidi
Diecimila persone, forse più
Persone che conversavano senza parlare
Persone che udivano senza ascoltare
Persone che scrivevano canti che quelle voci
Non avrebbero mai condiviso
E nessuno osava disturbare
Il frastuono del silenzio…

Centunesimo giorno di viaggio: Ah! L’amour ( Violet 3)

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IMG_2705 - CopiaTutto è iniziato un mese fa, o chissà, una vita fa.

Una mattina, andai nel bar di fronte al mio ufficio e la vidi …quei suoi grandi occhi neri brillavano di una luce, che mai avevo visto in vita mia, una strana sensazione si impadronì di me, mi sembrava di conoscerla, di averla già incontrata, ma quando?  C’era qualcosa di famigliare in lei, qualcosa che razionalmente non riuscivo a spiegarmi, era come se quella donna facesse parte della mia vita o come se ne avesse fatto parte… chissà… in un altro tempo.

Sono sempre stato molto razionale, ma tutto dentro di me si era scardinato, una tempesta si era abbattuta sulla mia anima,proprio io, che un’anima non credevo d’averla. Tutto quello a cui avevo creduto fino ad allora, le storie che avevo vissuto avevano perso di spessore e consistenza, fino a sfumare e perdersi completamente nei cassetti della memoria, tutto si era azzerato dentro di me, come se quel che era stato, avesse perso tutto a un tratto d’importanza. L’unico pensiero che mi ossessionava giorno e notte, era lei, era conoscerla, ma ero paralizzato.

Le donne le avevo sempre conquistate mescolando il mio collaudato pseudo-romanticismo, alla dialettica : “et voilà, il gioco era fatto …” si sa le donne sono sempre state attratte dagli uomini con carattere e personalità e che dire, a me non è mai mancato nulla.

Ora è come se il mio savoir faire, fosse svanito nel nulla… sono perso, smarrito, o meglio preso da un incantesimo che mi attira e allo stesso tempo m’ impedisce di avvicinarmi a lei.

Iniziai così a frequentare quel bar a tutte le ore del giorno e della notte, per vederla, per sapere… ero fuori di me, – com un balcon -.

“Prego Avvocato?”

E’ un modo di dire a Ferrara quando un uomo è fuori di testa si dice : “L’è fora come un balcon!”

Comunque, dopo una settimana di appostamenti, avevo capito che doveva lavorare nei paraggi e veniva a prendere il suo caffè amaro, dal lunedì al giovedì.

I miei occhi cercavano i suoi … ma lei restia, sfuggente, mi guardava solo quando era certa che io non la stessi osservando.

Ormai conoscevo tutti i suoi spostamenti, era metodica, sempre ad orari fissi, quindi  era facile incontrarla.

Poi accadde una cosa stranissima e allora capii che eravamo davvero legati o meglio dire connessi, un pomeriggio all’uscita dal lavoro, mi recai in un ipermercato della città convinto – anche se lì non l’avevo mai vista – che l’avrei incontrata.  Ero connesso a quella donna, ero certo si fosse instaurata una sorta di telepatia , sentivo che era là …la mia parte razionale mi urlava che ero fuori di testa …mi dicevo Marco ritorna in te, cazzo!

Niente da fare, carico di energia e allo stesso tempo sfinito da questa ossessione, mi recai nell’ ipermercato, ripetendo tra me e me, che dovevo essere impazzito!

Feci un giro prima tra i negozi di abbigliamento, non la vidi e pensai di tornare a casa e farmi vedere al più presto da uno strizzacervelli.

Oh pardon! non volevo essere offensivo, ho il massimo rispetto per lei.

“E poi che accadde?”, gli chiesi.

Mentre stavo per andarmene la vidi entrare, il sangue mi si gelò nelle vene, anche se fuori faceva un caldo bestia e le cicale cantavano nella loro stagione dell’amore, che era anche la mia.

Quel giorno ebbi la certezza matematica, anche se la mia razionalità mi remava contro, che qualcosa di veramente profondo ci legasse, appena mi vide colsi nei suoi occhi una grande sorpresa e un’ inquietudine che era la stessa che albergava dentro di me.  Avevo sognato in mille modi quel momento, ma alla fine maldestramente, avevo mandato tutto a puttane, provai a parlarle, ma le devo essere sembrato un disperato, lei tagliò corto e allungò il passo.

Poi nelle settimane a venire, l’ho rivista, era sempre sfuggente ed io non sono più riuscito ad avvicinarmi a lei.

L’avvocato aveva parlato per tutta l’ora senza fermarsi un attimo, quasi senza respirare, preso da quest’ossessione per quella donna.

Beh, Marco per oggi penso possa bastare, vuole un bicchiere d’acqua? Era esausto, ma liberato da quel peso che l’ossessionava, mi rispose di sì, che lo voleva un bicchiere d’acqua.

Gli dissi che a volte il Dio Amore compare nella nostra vita anche solo per mostrarci chi siamo veramente, non necessariamente per accendere la passione nel nostro cuore, ma per farci vedere la parte autentica di noi, quella parte che a volte ignoriamo, di cui abbiamo paura, perché è quella senza maschere. Perché spesso, nella vita, nel lavoro, nei rapporti con gli altri, indossiamo delle maschere che ci fanno sentire al sicuro, ma che ci impediscono di vivere davvero, di essere noi stessi. Forse il Dio Amore vuole che tu conosca te stesso … che tu conosca il vero significato dell’Amore e dell’amare.

Pensa alla vita che hai condotto finora, osserva la tua vita, come se tu fossi un osservatore esterno, senza giudicarti, guarda soltanto e prova ad osservarti ora.  Ne riparleremo alla prossima seduta.

 

Centesimo giorno di viaggio! Il principe – ( Violet – 2)

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Alla prima seduta “il Principe” si presentò in perfetto orario, vestito fintamente casual in Jeans Lewis, camicia azzurra e pullover Bleu scuro griffati Fred Perry.

I suoi capelli di un nero corvino mai visto, risplendevano sotto la lampada dell’ufficio e i suoi occhi penetranti e inquieti avrebbero messo a disagio qualsiasi donna, ma non la sottoscritta, non la Dott.ssa Violet .

“La prego entri e chiuda la porta”, gli dissi abbozzando un sorriso.

Lui entrò mi strinse la mano e si presentò dicendo:” Sono Marco, l’avvocato, si ricorda di me?” “Certo che mi ricordo di lei, avvocato”.

Sarà una gara dura con il “Principe” pensai … mi divertivo a dare un nomignolo  ai miei pazienti, era più forte di me…

“Si accomodi pure dove vuole, sul divano o sulla sedia qui di fronte a me.”

L’Avvocato si guardò attorno, forse se lo era immaginato diverso quell’ufficio; più grande, pieno di freddi attestati alle pareti, un ufficio anonimo come tanti, invece, il suo sguardo era pieno di meraviglia, per quel grazioso studio in stile Shabby.

Una vetrinetta antica, bianco burro faceva intravedere all’interno splendidi calici di cristallo, il piccolo tavolo rettangolare di fronte era ricoperto da una tovaglia di fiandra e attorniato da quattro graziose sedie in legno, i colori tenui imperversavano con le varianti dall’azzurro polvere al bianco.

Le stampe alle pareti di impressionisti francesi, incastonate in deliziose cornici di legno bianco, i fiori freschi sul tavolo e un leggerissimo profumo di viole nell’aria, rendeva tutto famigliare e rassicurante.

Un’armonia invisibile legava quello studio alla Dott.ssa Violet, pensò l’avvocato e bofonchiando tra sé e sé disse: “Le donne non finiranno mai di stupirmi”.

Era talmente incantato e incuriosito da quell’ambiente così diverso dal suo, che se ne stava lì in mezzo allo studio con la bocca aperta.

“Tutto bene Avvocato?”, non vorrà stare in piedi per un’ora spero?” gli dissi. Lui come risvegliato nel bel mezzo di un sogno, disse un po’ impacciato: “Ah, sì, sì, certo” e si accomodò sulla sedia di fronte a me.

“Mi dica Avvocato, cosa l’ha spinto a venire in analisi”?

“La prego, mi chiami Marco, mi disse ammiccando, guardi, sono abituato ad essere diretto e non a girare attorno alle cose, devo dirle – Violet –  ah, ma posso   chiamarla così?”

Un po’ infastidita dalla richiesta , acconsentii, ricordandogli che lui era un mio paziente.

“Certo, certo,” rispose lui fintamente imbarazzato, quasi divertito.

Forse aveva pensato di poter entrare in confidenza con me, come se fossi stata una sua vecchia amica, così da poter accorciare le distanze, ma non avrei avuto un occhio di riguardo, non ci sarebbe stata una corsia preferenziale, solo perché era terribilmente attraente”.

“Dott.ssa Violet disse, sono qui, perché ho un diavolo per capello con le donne, tutto iniziò in uno di quei giorni in cui, rivedo tutta la mia vita, bilancio che non ho quadrato mai … cantava Ornella Vanoni” e un sorrisino gli illuminò quegli occhi segnati da qualche minuscola rughetta, che lo rendeva ancor più interessante.

“A cosa sta pensando Violet, che non sono tipo da ascoltare canzoni della Vanoni”?

“Eppure, che le devo dire, mi piace quella vena nostalgico – malinconico che è spesso presente nelle sue canzoni”.

Sì è vero, pensavo tra me e me, anche se la Vanoni piaceva pure a me, lui proprio non ce lo vedevo ad ascoltarla.

“Ma Dott.ssa Violet mi sta ascoltando”? Disse l’avvocato un po’ irritato, forse pensando al tempo che stava passando inesorabile, senza che lui vedesse il benché minimo spiraglio, per trovare una via d’uscita ai suoi problemi.

“Ma certo che la sto ascoltando”, risposi io, con nonchalance, rientrando come una sonnambola dal mio mondo, per avvicinarmi al suo. Mi dica, qual è l’evento scatenante che le ha fatto capire, che cominciava ad avere problemi con le donne.

Aggiustandosi il colletto della camicia, perfettamente inamidata, mi  disse: “Beh, le donne non mi sono mai mancate, non ho mai avuto problemi, quando una donna mi interessava, iniziava per me il dolce gioco della conquista e tutto è sempre filato liscio, come volevo. Oh! Il desiderio di quell’attimo magico … quell’attimo che precede il primo bacio, preludio dell’inizio di una storia…quanto mi eccitava quel momento! Vede che sono un romantico!

Ho sempre vissuto le mie relazioni con intensità e passione, ma appena la storia cominciava ad avere le premesse del “per sempre”… appena nell’aria c’era odore di fidanzamento, ecco che  le mie certezze andavano via via sfumando, come i colori di un arcobaleno.

Così le malcapitate, capivano i miei silenzi, le serate trascorse con gli amici a giocare a tennis senza di loro e come erano entrate nella mia vita, se ne andavano, sconcertate, arrabbiate e deluse”.

“Quindi il pensiero di mettere su casa, non l’ha mai sfiorato”?

“No, Violet e devo dirle che vivevo benissimo così, ho sempre pensato di non esserci tagliato per le convivenze a lungo termine, per non parlare poi del Matrimonio”.

“Poi Avvocato, cosa è successo”?

“Ma la prego Violet, mi chiami Marco”.

“Si, è successo qualcosa che mi ha stravolto la vita, che non mi fa dormire la notte, che …”

“Si è innamorato finalmente! L’amore stravolge tutti i nostri piani…”

“Si, mi sono innamorato”.

 

Novantanovesimo giorno di viaggio : Violet

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Eravamo lì, increduli, sferzati da quel gelo, che ci impediva di muoverci, di parlare, certi soltanto che, una volta usciti da quella porta, la verità,  sarebbe rimasta lì dentro, attaccata con le unghie a quei muri …per sempre.

 

Distrattamente, con una foglia di carciofo in mezzo ai denti, dissi a mio marito che me ne sarei andata, poi, continuai a masticare lentamente il mio carciofo in silenzio. Ci avevo pensato tanto a come introdurre la discussione, ma ormai stremata, da quel tempo fatto di battiti vuoti, di silenzi e di solitudine, glielo dissi così, senza preamboli o inutili giri di parole. Le cose giuste, non hanno un gran bisogno di parole”, cantava Cremonini e anch’io la pensavo così. Lui strabuzzò gli occhi, ma continuò a mescolare il minestrone di verdura, che avevo preparato con tanta cura, mi guardò e non disse nulla, se ne stava lì, con il cucchiaio di legno in mano e gli occhi persi in quel minestrone, che tanto gli piaceva.

Per un attimo infinito, i nostri sguardi si incrociarono… mi accesi una sigaretta, aspirai profondamente quella prima sigaretta della mia vita, e, senza parlare mi alzai, indossai il mio soprabito di pelle perché pioveva, presi la valigia riposta qualche giorno prima nell’armadio e uscii, lasciandomi il passato alle spalle, lasciando quella chiara e trasparente vita che il mondo conosceva; l’altra, quella delle pieghe, degli anfrattimi stava aspettando. 

Violet

Per tutti sono Violet, anche per i miei pazientiquasi tutti – uomini – sono Violet, un tempo ero qualcun altro, ma questa è un ‘altra storia…chissà forse un giorno ve la racconterò, ma  solo se sarete abbastanza bravi, se ve lo meriterete.

Le donne sono sempre state un libro aperto per me, non hanno mai avuto segreti e quindi dopo una decina d’anni di lavoro analitico su entrambi i sessi, decisi di occuparmi soprattutto di uomini. 

A volte mi capitava di dirigere la clientela femminile ad un collega, motivando che per certe patologie, lui era preferibile…tutte balle… le donne erano tutte molto serie, con problemi seri e per quanto le comprendessi così profondamente, non mi stimolavano più.  Lo so, direte voi, non è professionale, ma per dare il meglio sul lavoro, dovevo  essere stimolata e  gli uomini sinceramente mi divertivano di più, non tutti certo, ma la maggioranza, si.

Comprendevo tutte le sfaccettature dell’Universo maschile, proprio di tutti – a parte – quelle di mio marito, che assieme alla Sfinge, ad Atlantide, alle piramidi d’Egitto, rimanevano un mistero per me.

Non nego che traevo un certo godimento nell’entrare nel pensiero degli uomini, per carpirne i misteri, il lato oscuro, quello più nascosto e pensavo che loro ne avessero un’ infinità, da sondare. Li ascoltavo con attenzione, mentre gli occhi si perdevano in immagini, colori e sensazioni. Erano le emozioni a colpirmi, il grande mondo emotivo, che abita nel profondo. Ognuno di questi uomini, aveva dentro qualcosa che mi incuriosiva, mi affascinava, e con naturalezza entravo in empatia con loro. Bastava aprissero di poco una finestra, ed io in punta di piedi entravo nel loro mondo, dentro i loro pensieri, dentro le loro emozioni così vivide e vibranti, quasi  fossero le mie.

Cercavo una posizione comoda di osservazione e di ricerca e le due vite si mescolavano, fino a non distinguerne più i confini, a tratti una diventava l’altra.

Pensavo che la mente e le emozioni si potessero esprimere liberamente solo attraversando il vuoto, il nulla, così decisi di togliere quell’enorme quadro raffigurante una coppia stretta in un abbraccio, per non indurre i miei pazienti a pensare, attraverso quell’immagine.

La memoria ricorda e scende fino all’emozione facendola salire e poi quest’ultima bisogna chiamarla con il suo nome, un nome che a volte non piace, fa paura, ma soltanto nominandola possiamo conoscerla davvero. Dai miei pazienti, cercavo di tirare fuori la loro vera essenza, di portarla alla luce, perché anche ciò che è al buio, ciò che è oscuro, una volta portato alla luce, guarisce.

  “ Il principe”                                                                                                                                     

L’ avvocato quarantenne era un tipo davvero singolare, razionalmente irrazionale, anche se sembra una contraddizione, eppure era così. 

Aveva telefonato a me personalmente, senza passare attraverso la segreteria, ma si sa, gli avvocati devono arrivare subito al sodo. Si presentò dicendo di aver bisogno di alcune sedute, per capire cosa gli bollisse dentro.

Il principe mi disse, che conosceva la mia fama di grande conoscitrice dell’animo umano e soprattutto che si vociferava fossi una Maga nel comprendere le molteplici sfumature dell’universo maschile e poiché lui voleva il meglio per sé, mi disse che ci teneva fossi io a curarlo

Così trasformata  in “Maga” gli fissai un appuntamento per un venerdì di lì a un mese … lui sbuffò come un treno, ma poi ribadì il concetto che non si sarebbe accontentato, lui voleva il meglio mi congedò dicendomi che avrebbe aspettato il suo Venerdì.

Non  potei fare a meno di sorridere, ripensando alle sue parole: “Avrei bisogno di alcune sedute …” come se, invece di fare una ricerca del sé, stesse cercando uno spettacolare vestito griffato che lo facesse sentire il “Principe del foro “.

Si , lui era “il Principe”  o meglio pensava di esserlo…

Una vocina dentro di me, inizio a canticchiare qualcosa, ma non riuscivo a distinguerne chiaramente la melodia… eppur la conoscevo e poi come un lampo in una notte d’estate… Siiiiii! Mozart era venuto a salutarmi!

Il mio compositore preferito mi stava mandando un messaggio sul Principe… era sempre così … follia, follia la mia? Mah? Chi puó dirlo davvero? 

Così cominciai a canticchiare assieme  a Mozart: 

Aprite un po’ quegli occhi
Uomini incauti e sciocchi,
Guardate queste femmine,
Guardate cosa son.
Queste chiamate Dee
Dagli ingannati sensi,
A cui tributa incensi
La debole ragion,
Son streghe che incantano
Per farci penar,
Sirene che cantano
Per farci affogar.
Civette che allettano
Per trarci le piume,
Comete che brillano
Per toglierci il lume;
Son rose spinose,
Son volpi vezzose,
Son orse benigne,
Colombe maligne,
Maestre d’inganni,
Amiche d’affanni
Che fingono, mentono,
Amore non senton,
Non senton pietà.
Il resto nol dico,
Già ognuno lo sa.

 

È questo che pensa il Principe? Ma Wolfy! Sei tremendo!

( continua)


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Novantottesimo giorno di viaggio : All’immortale amata

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50ED24E5-7EFA-4A32-BB2B-F2B3EBB76242Stasera sono in vena di romanticismo…ho cercato la lettera d’amore più appassionante, ricolma di un’amore che va oltre i confini del mondo terreno e trascende nel mondo dello spirito , che dire di più, non ho certo la presunzione di poter spiegare una lettera d’amore , sarebbe come  cercare di razionalizzare l’amore … non è possibile … godetevi questa lettera o meglio cercate dentro di voi , quella scintilla… quella luce che rischiara e riscalda la vita , che vi fa sorridere, che vi fa sentire vivi , anzi meravigliosamente vivi …quando si è innamorati si entra in uno stato di grazia e tutto il resto , problemi , lavoro … tutto passa miracolosamente in secondo piano. 

È strano di questa lettera  ricordavo solo il finale, ma ripensando a questo amore impossibile di Beethoven, mi rendo conto solo ora dopo aver letto la lettera di aver scritto in sintonia con lui- un pensiero – questo mi ha davvero emozionata … mi rendo conto che “il sentire l’amore” va oltre il tempo, oltre gli uomini e tutti ci accomuna. Mi ritrovo nel XXI secolo a sentire quel che sentiva lui…così lontano da me, ma così vicino… 

“Buon giorno, il 7 luglio.

Pur ancora a letto, i miei pensieri volano a te, mia Immortale Amata, ora lieti, ora tristi, aspettando di sapere se il destino esaudirà i nostri voti — posso vivere soltanto e unicamente con te, oppure non vivere più — Sì, sono deciso ad andare errando lontano da te finché non potrò far volare la mia anima avvinta alla tua nel regno dello spirito — Sì, purtroppo dev’essere così — Sarai più tranquilla, poiché sai bene quanto ti sia fedele. Nessun’altra potrà mai possedere il mio cuore — mai — mai — oh Dio, perché si dev’essere lontani da chi si ama tanto. E la mia vita a Vienna è ora così infelice — Il tuo amore mi rende il più felice e insieme il più infelice degli uomini — alla mia età ho bisogno di una vita tranquilla e regolare — ma può forse esser così nelle nostre condizioni? Angelo mio, mi hanno appena detto che la posta parte tutti i giorni — debbo quindi terminare in fretta cosicché tu possa ricevere subito la lettera. — Sii calma, solo considerando con calma la nostra esistenza riusciremo a raggiungere la nostra meta, vivere insieme — Sii calma — amami — oggi — ieri — che desiderio struggente di te — te — te — vita mia — mio tutto — addio. — Oh continua ad amarmi — non giudicare mai male il cuore fedelissimo del tuo amato.

Eternamente tuo

Eternamente mia

Eternamente nostri”

– Ludwig van Beethoven